Il dono di Messalina: una tradizione inventata

Il dono di Messalina: una tradizione inventata

Questa è la storia di un pane dolce che non esiste, ma come ogni ricetta che si rispetti anche Il dono di Messalina dovrà pur avere un inizio e l’origine di questo è fra le pagine, oggi, ora.

La storia di questo pane comincia nel 215, quando la morte di una giovane per mano dei soldati romani sconvolse la Città, siamo agli albori della Chiesa Cristiana e da quel fatto la ragazza sarà venerata in Foligno per i secoli a venire, dando il suo nome a molte bambine della città: Messalina.

Il ricordo della Santa rimase sbiadito fino al XX secolo, quando Michele Faloci Pulignani scrisse l’opera “Santa Messalina Vergine, martire di Foligno”. Emerse che Messalina fu perseguitata ed uccisa nel III secolo da Decio Imperatore, rea di aver aiutato e sostenuto il suo Padre Spirituale, Feliciano, Vescovo di Foligno, che sarà anch’egli martirizzato e diverrà Patrono della Città. Ma, come se quello di Messalina fosse considerato un martirio minore, della sua vicenda non si troverà memoria in nessun martiriologio o calendario antico, e il suo nome dovrà aspettare il 1566 per essere impresso in una stampa.

La leggenda di Messalina ci racconta che ella era devota al Santo Vescovo Feliciano, tanto da sfidare i soldati romani per portare conforto al suo maestro spirituale. Ella lo andava a trovare di nascosto portandogli buone parole e cibo. La  tradizione ci trasmette l’immagine di una fanciulla molto giovane, dai lunghi capelli biondi, con un cestino in mano, tanto affettuosa nei confronti del padre, ma allo stesso momento determinata a contrastare la volontà di Decio di far perire i cristiani incarcerati di fame e di sete. Da questa figura scaturisce la sua aurea di santità che illuminerà con il velo leggero del suo esempio la vita cristiana del popolo folignate che volle accanto a San Feliciano questa ragazza dispensatrice di nutrimento spirituale.

L’ esempio cristiano di Messalina perviene fino a noi per mezzo del suo corpo che si fa testimonianza, e la sua storia ricomincia a sgorgare come acqua sorgente proprio nel 1613, anno in cui il Vescovo Porfirio Feliciani, segretario del Pontefice Paolo III, ottenne il permesso della Santa Sede per la venerazione della sacra tomba di Messalina e delle sue reliquie, regalando alla popolazione la possibilità di ampliare le solennità cristiane, che al tempo scandivano la vita quotidiana con le feste e le pratiche religiose. Fu così che il calendario folignate di inizio anno segnò un periodo di festa che iniziava il 23 gennaio in onore di Santa Messalina, continuava il 24 gennaio con la festa di San Feliciano Patrono e continuava a febbraio con il carnevale e la Giostra della Quintana.

Come registrato dagli atti ufficiali del Comune di Foligno, dell’epoca, a partire dal 23 gennaio 1613 si fece grande festa e solenne processione, il percorso che i devoti seguirono fra le strade cittadine furono ben illuminate e addobbate con bellissimi “misterj” sulla morte di Messalina e di Feliciano.

La venerazione di Messalina è sopravvissuta ai secoli, ed è una particolare storia locale che manca però di rispondere a diverse domande, si vorrebbe saperne di più sulla vita della quindicenne straordinaria, sulla famiglia, sui dialoghi con il Santo Feliciano. Cosa portava da mangiare al santo per strapparlo alla morte per inedia? Avendo potuto avere notizie in più su quel cibo sarebbe potuto diventare una di quelle specialità che si legano alle feste religiose, e invece la vicenda di Santa Messalina arriva a noi senza il suo pane rituale, priva del nutrimento simbolico e spirituale che ogni ricetta dei santi porta con sé.

Insomma ai nostri Santi cittadini manca il pane, il dolce di rito. Allora possiamo inventarlo, potremmo dare forma a quell’originario cestino, presente nella nostra memoria arcaica, iniziando ad immaginarcelo nelle mani della Santa quando si schiude e svela la presenza di un dolce rotondo e profumato, simbolo della solennità circolare della festa, ripieno di noci e arance con un leggero aroma di alloro. Quali ingredienti aggiungere per renderlo ricco, festoso? Sicuramente le uova, simbolo di rinascita, una manciata d’anice, e poi ci vorrebbe un liquore, un vino dolce come il Sagrantino passito. E se è vero il detto che “per San Felicianetto, la merancola e lu sciallittu”, potremmo ornare i pani con strisce di pasta glassata a festa come era nella moda degli antichi Umbri con la loro pasta petenata.

Ed ecco che nasce una nuova tradizione che sopravviverà nel tempo solo se continueremo a praticarla, il prossimo 23 gennaio prepariamo questo dolce e serviamolo in un cestino, poi doniamolo ai nostri concittadini, scambiamocelo fra amici e parenti in segno di sostegno e conforto, proprio come fece (… oppure no!) la nostra Messalina.

 

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