In tempo di Inquintana pe lu friddu ce se raccomannava a San Domenico da Foligno

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In tempo di Inquintana pe lu friddu ce se raccomannava a San Domenico da Foligno
Photo by Andrey K / Unsplash

Alla vigilia di Ferragosto il termometro sfiora i 40°C.

La Quintana della Rivincita si svolgerà in questa "febbre" climatica planetaria? Speriamo in un miracolo che ci rinfreschi… sotto a velluti, merletti, crinoline, mantelli e armature…

Stai sognando gli acquazzoni improvvisi, lo scorrere del Topino ricolmo d’acqua, lu friddu in motorino quando si ritornava a notte dopo la Taverna? L’hai pjiata la felpa del Rione?

L’anomalia climatica sta nel fatto che la Quintana nasce nel mezzo dell’oscurità dei secoli freddi. Tra il 1600 e il 1630, l’Umbria fu prigioniera di un inverno di galaverna, un periodo chiamato P.E.G.: piccola era glaciale.

Ti è già venuto un brivido? Curri a chiude la finestra…

Nel 1600 In Umbria, la natura si presentava maligna, con nevicate spettacolari e gelate fuori stagione; a Gubbio, ad esempio, la neve persisteva spesso fino ad aprile inoltrato, l'inverno del 1603 fu eccezionale, portò neve e ghiaccio abbondanti in tutto il territorio. In questo periodo la Valle Umbra era invasa dalle acque e drammatica fu l'alluvione del Trasimeno del 1602: con l'esondazione le acque del lago raggiunsero il livello record di 261m s.l.m., fino al centro di Passignano.

Hic Lacus Fuit

Le tempeste di pioggia vennero giù, a rompere le uova, anche alle famiglie gentilizie in Foligno, che avevano investito nelle proprietà terriere della piana, come fece la famiglia Jacobilli già a metà del 1500. Lo storico folignate Ludovico Jacobilli documentò nelle sue cronache gli sforzi di bonifica nella Valle Umbra, come quelli compiuti dalla sua famiglia nella tenuta di Casevecchie, voluta dal nonno, Francesco, esperto di idraulica, nel 1566.

Casevecchie… dopo Sterpete… sempre dritto…

Quest'area, originariamente paludosa, fu resa abitabile e produttiva, da palude diventò giardino: un miracolo in soli tre anni, secondo le cronache del nipote Ludovico. Ma in seguito, per l’eccezionale freddo, le principali colture del folignate furono a rischio: le coltivazioni dominanti includevano cereali (grano, avena, segale), viti e soprattutto olivi, favoriti dal clima mite della zona, che tanto mite non lo era più.

Addio settembre l’uva è matura e il fico penne…

Di fronte all’infuriare del mal tempo, ai poveri contadini di Foligno non restava che raccomandarsi al divino, avendo “in casa” il Santo Scaccia-Tempeste, colui che era venerato fino a San Severino, nelle Marche, per la sua facoltà di scongiurare la furia degli elementi: San Domenico da Foligno. Il Santo era invocato come mediatore divino contro la grandine e le tempeste e già nel XIV secolo gli statuti di Foligno prevedevano un'oblazione annuale di 4 fiorini d'oro per la sua chiesa affinché proteggesse i raccolti. Gli scritti di Ludovico Jacobilli riportano che, fino al tempo dei suoi avi, il Comune inviava, regolarmente, al cenobio del Santo, lana per i sai dei monaci e funi per le campane, che dovevano essere suonate "fruttuosamente" per allontanare il pericolo imminente delle tempeste. Per proteggere i raccolti e la vita stessa il popolo invocava San Domenico da Foligno, protettore contro lo gelo, la grandine e le precipitazioni in generale, e ricorreva a litanie e processioni per impetrare la "serenità dell’aria" o la cessazione delle piogge alluvionali. Oggi San Domenico è considerato il protettore dei serpari di Cocullo, ma questa è un’altra storia. Non si occupa più di clima e il danno è evidente.

pubblicato su "Qui" 27-8-26

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